Quando ero piccola la mia tata mi diceva sempre : “quando sarai grande, sarai una donna bella e affascinante, e troverai un uomo che si prenderà cura di te e vivrai per sempre felice e contenta”.
Be’ la mia tata aveva ragione, su una cosa: sono diventata molto bella. La mia tata però, non aveva previsto che col crescere sarebbe cresciuta con me anche un’altra cosa: una smodata ambizione. E quindi non poteva sapere che su una cosa si sarebbe decisamente sbagliata: io non avrei mai avuto un uomo che si sarebbe preso cura di me. No. Perchè mai accontentarsi di uno soltanto?
Il discorso è molto semplice: noi siamo degli animali. Magari un po’ più evoluti certo (che alla fine qual è la grande evoluzione? Che sappiamo parlare? Non è poi questo grande vantaggio, visto che il più delle volte si parla per dire falsità o, nella migliore delle intenzioni, solo delle mezze verità. Gli altri animali si sbranano tra loro certo, ma almeno non si mentono l’un l’altro. E anche quando si sbranano è solo questione di sopravvivenza e, se il leone potesse parlare con la zebra, sono certa che le direbbe qualcosa del tipo “ehi, ciao zebra, senti io non ho niente contro di te, anzi guarda mi rimani pure simpatica ma, vedi, io penso che staresti molto meglio dentro al mio stomaco. Niente si personale. Solo fame. E tu sei il mio pranzo. Growl.”), ma sempre animali restiamo. E quindi, pur con tutte le sovrastrutture, le giustificazioni, le convenzioni e la buona creanza, l’essere umano nel profondo è mosso dalle stesse motivazioni primordiali e istintive di qualunque altro animale. Solo che, a differenza degli altri animali, se ne vergogna.
E’ inevitabile: l’uomo, in quanto maschio, deve fecondare tutto ciò che gli capita a tiro, perchè più insemina, più probabilità ci sono che nasca qualcosa e che possa protrarsi la continuazione della specie. La donna, in quanto femmina e portatrice del frutto fecondato, deve proteggerlo per garantirne la sopravvivenza fino alla sua nascita e oltre. E quindi da ciò si comprende quanto innaturale e improbabile sia la sovrastruttura di un rapporto monogamo, duraturo e felice. Essa si fonda infatti sulla sovrastruttura maxima, la madre di tutte le ipocrisie che la nostra presunta “evoluzione” ci ha regalato: il compromesso. L’uomo medio infatti, non può certo sperare di andare fecondando tutto ciò che gli capita a tiro, è in genere già fortunato se qualcuna se lo fila. Ergo, quando la trova deve tenersela stretta, per avere garantita almeno una parziale soddisfazione della propria natura (che è pur sempre meglio di niente). Così in cambio dà alla donna quello che cerca, ovvero protezione e sicurezza. Quel che si dice, un legame serio, il cui culmine è, per convenzione sociale, il matrimonio, un vero e proprio contratto con tutte le garanzie messe nero su bianco, il sancimento ufficiale del compromesso e quindi aspirazione massima della donna media. Viceversa la donna media, in cambio di una garantita protezione e stabilità, concede all’uomo la dose minima sindacale di sollazzo da lui richiesto, più una buona dose di sopportazione e cure quotidiane dalle quali non può, da contratto, esimersi.
Ebbene, come dicevo, io sono una persona molto ambiziosa. Ho le mie esigenze. Anch’io, in quanto donna aspiro alla mia stabilità, e così mi sono fatta due conti e ho pensato: perchè accontentarsi? Se un uomo solo può darti tanta sicurezza, tanti uomini possono darti molta più sicurezza. Così ho trovato la formula perfetta: io do loro quello che vogliono, e loro in cambio danno a me quello che voglio, ma, e qui sta il bello, senza compromessi. Il compromesso di per sè comporta a delle rinunce, a dei sacrifici, ma non è questo il caso: qui si parla di uno scambio, un semplice scambio, tutti guadagnano e nessuno ci rimette niente. Io agli uomini concedo la mia compagnia e loro in cambio mi danno case, gioielli, vestiti, e una notevole rendita, in generale. Non chiedo a nessuno di sposarmi e certo io non ho alcun tipo di dovere nei confronti di nessuno. E’ un semplice do ut des. Tutti liberi e tutti felici.
Certo però, che quando si conduce una vita come la mia se ne vedono di persone,e se ne hanno di storie da raccontare. Ricordo una volta, c’era questo tipo, credo avesse una specie di ossessione per me. Diceva di essere innamorato.
Ah, quelli che pensano di essere innamorati sono i migliori, sono i più divertenti. Sono capaci di fare le cose più .. come dire.. (credo che i benpensanti probabilmente le definirebbero: meschine o perverse o immorali) ..disparate, in nome di quello che loro definiscono amore. Comunque c’era questo qui che diceva che avrebbe fatto qualsiasi cosa per me se avessi acconsentito ad essere solo sua, mi avrebbe ricoperto d’oro, portato in capo al mondo, comprato tutto ciò che avessi mai desiderato. Io continuavo a rifiutare le sue offerte, naturalmente, perchè per me era solo questione di affari, e certo non avevo intenzione di appartenere a nessuno, figuriamoci. Per quanto ricco potesse essere sarei andata comunque in rimessa, visto quanti altri ricconi hanno sempre bussato alla mia porta. Arrivò infine a dire che avrebbe lasciato la moglie per me, che mi avrebbe sposato, persino. La cosa cominciava a farsi piuttosto seccante, così rigirai alla moglie le innumerevoli lettere supplicanti di cui lui tutti i giorni mi subissava. In questo modo, speravo che se la sbrigasse lei con suo marito e che quindi questo mi lasciasse finalmente in pace. E in effetti funzionò, non ebbi più sue notizie.
Tempo dopo venni a sapere che era stato coinvolto in un tragico incidente, investito da un pirata della strada, dicono. E sembra che non siano mai riusciti a risalire a chi fosse al volante dell’auto. Si dice anche che la moglie abbia ereditato una fortuna. A quanto pare il suo defunto marito non esagerava quando diceva che avrebbe potuto ricoprirmi d’oro.
Mi ricordo poi di un altro, aveva una gran chiacchiera lui, mi confidava tutti i fatti suoi, figurarsi. Questo nobil signore usava sedurre ricche vedove che poi sposava, come suol fare ogni brav’uomo che si conviene. Per una crudele ironia della sorte, però, finiva sempre per ritrovarsi lui a diventare prematuramente vedovo. Così, mossa dal mio buon cuore mi sono rivolta ad una persona fidata che si assicurasse che nella vita di questo infelice potesse entrare una brava donna come si deve. E così fu. Solo che, per fatal disgrazia, alla fine fu lui ad avere una prematura dipartita lasciando alla sua ultima nuova consorte il fardello della vedovanza maledetta. Oltre ad un cospicuo patrimonio.
Ma il caso più singolare fu quella volta che alla mia porta venne a bussare nientemeno che un uomo di chiesa. Questi, pensa un po’, diceva che era venuto da me per redimermi. Non so bene se intedesse davvero dire che voleva redimere me: dal momento che mi dava del voi e che per tutto il tempo ha tenuto lo sguardo fisso sulla mia scollatura, mi sono domandata, poi, se in effetti non intendesse in realtà dire che voleva redimere le mie tette.
Comunque se ne esce fuori con tante chiacchiere, su come la loro comunità fosse accogliente, del lavoro eccezionale che facevano con i ragazzi, e con bambini in particolar modo. Sembrava che passasse molti momenti felici con i bambini della comunità. Quelli dell’orfanotrofio, in particolare, erano i suoi prediletti. Dedicava loro molto del suo tempo e delle sue energie.
Così, anche stavolta, mossa dal mio buon cuore, tramite le mie conoscenze mi assicurai che all’orfanotrofio si recasse chi di dovere ad essere testimone del tanto sudato lavoro di quest’uomo, affinchè se ne potessero tessere le meritate lodi.
Curiosa coincidenza, lessi sul giornale tempo dopo che proprio in quello stesso orfanotrofio era emerso un incredibile scandalo, una storia di abusi su quei poveri orfanelli da parte di qualcuno che vi operava all’interno. Anche se il giornale non specificava nel dettaglio chi vi fosse coinvolto, “la giustizia comunque” diceva l’articolo “ha provveduto a punire adeguatamente e severamente il responsabile”.
Sì, ne ho viste e ne ho sentite tante, e tante ne potrei raccontare. Mentre la mia in realtà è una storia semplice: io faccio solo il mio interesse. Le faccende degli altri non mi riguardano e neanche mi interessano. Ma una cosa posso dire con fermezza: non ho mai mentito nè a me stessa nè agli altri mai su niente. Quel che appaio è quel che sono e quel che sono è tutto ciò che si ottiene da me. Niente di più, niente di meno. Sono sempre stata coerente alla verità e sempre lo sarò. Quanto agli altri, i loro problemi sono loro problemi, d’altro canto chi sono io per giudicare?
Io, del resto, sono solo una puttana.
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