Ad ogni carta, un racconto – Capitolo 1 : Il mago

Tommi era sempre stato un bravo bambino. Ogni volta che i grandi si rivolgevano a lui, gli arruffavano i capelli, gli tiravano una guancia e gli dicevano : ” sei proprio un bravo bambino”.
I grandi erano tutti uguali. Correvano sempre. E non ridevano mai.
E poi avevano uno strano odore, lo stesso odore che c’era in quel posto, quello dove l’aveva portato una volta la mamma, dove c’erano tanti libri. Erano tutti ingialliti quei libri, e polverosi, e avevano anche loro quell’odore. E anche la vecchia che stava dietro ai libri.
Tommi non parlava molto. A lui piaceva osservare le cose, e le persone. Soprattutto i grandi, perchè proprio non li capiva.
Una volta, tornando da scuola venne fermato da uno di loro. Tommi non lo conosceva e siccome la mamma gli diceva sempre di non parlare con i grandi che non conosceva, decise di non dirgli niente e stare solo ad ascoltarlo. Perchè a Tommi piaceva osservare le cose e le persone. Ma gli piaceva anche starle a sentire, le persone.
E poi lui era diverso dagli altri grandi, lui sapeva di cannella.
E la cannella era buona: la mamma una volta gliel’aveva messa nella cioccolata calda.
Così il grande che sapeva di cannella si mise a parlare e Tommi scoprì in quel modo che quello non era un grande, ma era un mago! Infatti, aveva il mantello, e il cappello e la bacchetta magica, gli diceva lui mostrandoglieli. E sapeva far sparire le cose. Così Tommi, decise di parlare al mago, perchè tanto era un mago e non un grande, e la mamma gli aveva detto di non parlare solo ai grandi che non conosceva, non ai maghi che non conosceva. E poi ormai questo mago lo conosceva pure, perchè gli aveva parlato. Così Tommi parlò, e chiese al mago quale magia usava per far sparire le cose. E il mago gli disse : “è semplice, io le copro col mio mantello, do tre colpi di bacchetta magica, e quando tolgo il mantello le cose sono scomparse”. “Quindi sono il mantello e la bacchetta a fare la magia?” chiese Tommi.
“Sì, proprio così” rispose il mago.
Tommi era sempre stato un bravo bambino. Non capiva perchè, sapeva solo che era sempre stato un bravo bambino, perchè i grandi gli dicevano sempre che era proprio un bravo bambino.
Ma per quanto Tommi non capisse molte cose, capiva certo che quello che stava per fare non era una cosa da bravo bambino. Ma lui non voleva più essere un bravo bambino.
Lui voleva essere un mago.
Chiese al mago di andare a prendergli un gelato, con quella sua faccia particolare , con cui convinceva sempre i grandi a fare tutto quello che lui voleva. E mentre quello era nel bar lì di fronte, Tommi arraffò mantello e bacchetta, che il mago aveva lasciato lì, e corse via a casa, che non era molto distante da là.
Entrato in casa però, Tommi, che osservava tutte le cose, capì subito che c’era qualcosa di diverso.
Andò in cucina per cercare la mamma, e dirle che adesso lui era un mago.
La mamma c’era, ma non poteva ascoltarlo, in quel momento. Era sdraiata in terra,  ma non come se dormiva, ma come se era caduta. La faccia era piena di sangue e i capelli strappati e aveva un occhio tutto nero e la fronte con uno strano bozzo viola. Mentre Tommi osservava la mamma, ancora col mantello e la bacchetta in mano, sentì un rumore dietro le sue spalle. Si girò, giusto in tempo per vedere un brutto gigante che voleva afferrarlo. Così Tommi, d’un tratto capì cosa voleva dire la mamma quando gli diceva che non doveva parlare con i grandi che non conosceva, o almeno, pensò, sicuramente questo qui non aveva intenzione di parlare. Scivolò sotto le sue gambe e cominciò a correre dietro di lui. Quello si mise a inseguirlo, ma quando era a un passo dall’acciuffarlo inciampò nel mantello che Tommi nel correre si era lasciato cadere di mano. Tommi non aveva visto bene cosa era successo esattamente, sentì solo un patatunf e quando si girò vide solo il gigante steso in terra nello stesso modo come aveva visto stesa la mamma poco prima. Si riprese il mantello, lo buttò sopra il gigante, e poi battè tre colpi con la bacchetta.

Con tutte le sue forze.

Il giorno seguente, il giornale riportava questa notizia:

Ieri pomeriggio, sventato un tentativo di furto con scasso e aggressione in una villetta di un noto quartiere cittadino ai danni di una donna e del bambino suo figlio che vi sono residenti. Il furto si è risolto in tragedia, ma ai danni di uno dei due aggressori. Mentre l’uno stava di guardia fuori a pochi metri dalla casa, l’altro penetrava in casa, aggredendo la donna, sola in quel momento, per poi poter rubare indisturbato nell’abitazione. I due non avevano calcolato che il figlio della vittima sarebbe tornato prima da scuola. Il ladro addetto di guardia alla strada ha cercato di trattenere il bambino fuori di casa. Tuttavia, il piccolo è riuscito a svicolare dal suo intrattenitore e ad entrare in casa. Cosa sia poi successo, è ancora oggetto di inchiesta da parte delle forze dell’ordine che, chiamate dalla donna riavutasi dall’aggressione, giunte sul luogo del misfatto, hanno acciuffato il complice di guardia mentre tentava di scappare brandendo un cono gelato, mentre hanno trovato l’altro che giaceva privo di vita  col cranio spaccato da delle vigorose martellate, avvolto in un cappotto imbevuto di sangue.

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